Missione Speranza e carità: Biagio Conte voce profetica per la Città

In attesa della visita di Papa Francesco, preparandosi ad accoglierlo in ascolto della Parola evangelica, qualora si volesse trovare (tra i tanti) un fatto simbolicamente rilevante nel cammino della Chiesa palermitana esso non può che esser dato dal clamoroso digiuno di Biagio Conte a fianco degli ultimi e dei senza tetto sotto i portici delle Poste in Via Roma. Riandando con la memoria a quell’evento di inizio anno, cruciale sia per l’intensità del gesto sia perché contribuì ad abbattere qualche muro di indifferenza, non possono non tornare alla mente alcune, significative immagini: quelle dell’Arcivescovo Lorefice prostrato in preghiera sul corpo sofferente ed esausto di fratel Biagio; quelle della veglia di solidarietà al missionario e ai suoi poveri promossa dai giovani cattolici della città. Due manifestazioni rilevanti, entrambe espressione di un modo più incisivo di essere cristiani a Palermo, e ciò anche  nella direzione di una rinnovata attenzione della Chiesa e di tutta la comunità diocesana per le sorti e il futuro della Missione Speranza e Carità, oramai da decenni un presidio imprescindibile nella lotta alla povertà, nell’assistenza agli emarginati, agli  ultimi tra gli ultimi, della città. Una comunità viva, sovente non del tutto compresa, ma che tuttavia è riuscita, nell’arco di oltre un ventennio  e solo grazie a sostegni prevalentemente caritatevoli, ad espandersi dando vita a ben tre centri di accoglienza. Quello storico (il primo) di Via Archirafi che accoglie soprattutto  clochard e alcolisti cronici soccorsi in strada nella notte; quello femminile di Via Garibaldi che ospita e assiste ragazze madri e donne abbandonate dalla famiglia; quello di Via Decollati, La cittadella del povero e della speranza, dove viene offerto un tetto principalmente a  profughi, richiedenti asilo, rifugiati politici in fuga per lo più dall’Africa e dall’Asia.  Nei tre centri, tutti dotati di una cucina e di una sala mensa, vengono preparati più di duemila pasti al giorno e ciò grazie a donazioni di generi di prima necessità che arrivano da più parti: Banco alimentare, singoli cittadini, strutture commerciali, supermercati e scuole. E’ la Provvidenza – pertanto – a porsi come il vero motore della vita della Missione che per altro può avvalersi  anche di una rete sempre più vasta di volontari impegnati su più fronti: assistenza medica e legale, accompagnamento dei disabili, mediazione culturale. Da non sottovalutare gli interventi formativi che si svolgono all’interno dei tre centri, proiettati essenzialmente ad offrire ai loro ospiti opportunità reali di crescita e di riscatto. Vi si tengono infatti corsi per falegnami, muratori, fabbri, calzolai, cuochi, superando in tal modo quegli approcci meramente assistenzialistici (purtroppo prevalenti in altre situazioni) ai nodi cruciali della miseria e della povertà. Ma ciò che rende unica l’esperienza della Missione Speranza e Carità  è la tensione spirituale dalla quale è guidata, in gran parte espressione del cristianesimo radicale vissuto e praticato con coerenza dal suo fondatore, Biagio Conte. Innumerevoli, come si sa, i suoi digiuni e i suoi pellegrinaggi di città in città, da una regione  all’altra del nostro paese, sempre finalizzati a riproporre  l’evangelica opzione preferenziale per i poveri e  per tornare a ribadirne la loro (ineludibile) centralità nella vita della Chiesa. Del resto sono questi  temi cari a  Papa Francesco, costantemente riproposti  nelle sue encicliche, nelle sue esortazioni apostoliche, in tutti i suoi interventi pubblici. E ciò spiega il perché della sua scelta di voler visitare (e in forma assolutamente privata) i poveri della Missione Speranza e Carità nel corso della sua imminente visita a Palermo. Lontano dai riflettori e dai media consumerà con loro un pasto frugale. Insieme loderanno il Signore, invocheranno  la sua benedizione, pregheranno per l’anima santa del Beato Puglisi.