Incontro con i giovani a Piazza Politeama – Indirizzo di Saluto al Santo Padre di Mons. Corrado Lorefice

Sabato 15 settembre 2018

Carissimo Papa Francesco, Carissimi Giovani,

è per me un grande motivo di felicità questo ritrovarci insieme, stasera, in una atmosfera di famiglia. Siamo tanti, certo, ma vicini. Il nostro stare l’uno accanto all’altro non è però quello della folla anonima radunata dall’ammirazione virtuale per una star. Siamo qui insieme stasera perché raccolti dalla presenza e dalla parola viventi di un vero padre nella fede, dalla Sua presenza, di Lei Padre Santo, che ha trasmesso oggi forza e fiducia a Palermo e alla Sicilia tutta. Grazie!

Ho avuto il dono di starLe accanto in momenti diversi lungo questi anni, e sono rimasto sempre impressionato dalla serenità interiore e dalla gioia con cui fronteggia anche le difficoltà e gli attacchi più duri. La Sua fede non è sovrapposta alla Sua vita, ma ne fa parte intimamente, traspira dal Suo essere. Ed è già questo per noi, stasera, carissimi giovani, un messaggio essenziale da raccogliere. Non abbiate paura della vita! Delle sue asperità, delle sue delusioni, dei suoi momenti bui. Non rintanatevi precocemente in un disincanto e in un fatalismo che uccidono l’irrefrenabile gioia dell’essere al mondo. È questo desiderio di vita, che avvertiamo nel profondo, ciò che ci fa umani. Non rinunziateci! È ora il momento di rischiare, di coltivare grandi ideali, di aggrapparsi ai sogni, credendo con tutto voi stessi che cambiare è possibile.

La Sicilia che Papa Francesco ha visitato, che Lei amato Padre ha visitato, è una terra meravigliosa e contraddittoria, incantevole e terribile, colma di potenzialità e bloccata in un atavico immobilismo. Carissimi giovani, ve lo dico stasera dal profondo del cuore: prendetela nelle vostre mani questa Sicilia e cambiatela voi! Toglietela all’indolenza, alla rassegnazione, al compromesso facile di noi adulti e rifatela sulla misura che le appartiene. La Sicilia può essere un paradiso. Alzatevi in piedi, voi, e strappatela dalle mani dei poteri occulti, delle lobby mafiose, delle clientele invadenti, dei politici e degli ecclesiastici infedeli alla loro missione, degli sfruttatori e dei millantatori! Non credete a chi vi dice che nulla può mutare. E non pensiate che la vita vissuta nella ricchezza disonesta, nell’oppressione degli altri, nel tradimento degli affetti, nella miseria degli ideali, sia una vita felice, realizzata! Siamo fatti per la bellezza, per l’amore, per le relazioni calde e nutrienti. Chi vive fuori di esse, chi non sperimenta tutto questo è in verità un infelice e un disperato. Siate voi germe e lievito di speranza. E non della speranza episodica, della fiammata di una sera, del sussulto di una fugace emozione. Vivete la realtà della speranza autentica, che esige fedeltà e rispetto del tempo. Non vi scoraggiate, perché essere giovani vuol dire avere tempo. E chi è fedele quotidianamente al senso profondo dell’esistenza è in grado di cambiare il mondo.

Questo apprendiamo dalla vita di Gesù di Nazareth, uomo integrale, uomo pienamente realizzato e amante della vita, che rimanendo fedele alla sua interiorità, ai suoi fratelli e al Padre, scelse di attraversare l’abbandono, il tradimento, la delusione per rimanere all’altezza dell’amore e cambiò così per sempre il verso della storia umana: non sono i potenti o i prepotenti ad avere in mano il mondo. A possedere la terra sono i miti, gli operatori di pace e di giustizia, i puri di cuore. A loro appartiene la felicità, secondo la parola delle Beatitudini. Fatevene travolgere e non temete. Un giorno, voltandovi, quando vi sembrerà di non aver fatto nulla, vedrete i frutti nascosti dell’umile lavoro quotidiano, gli alberi nati dai tanti granelli di senape della nostra esistenza consegnata, e dunque felice!

Carissimi giovani, stringiamoci ancora una volta stasera attorno a Papa Francesco. Ben più di cento anni fa, in una bellissima lettera ad un’amica, Fëdor Dostoevskij confessava di essere stato conquistato da Cristo e arrivava a dire che se gli avessero dimostrato che Cristo non era la verità egli avrebbe preferito lo stesso Gesù di Nazareth alla verità, per il fascino e la forza che emanavano dalla sua Persona. In un tempo di fake news e di post verità, troppi dicono banalmente che ci vorrebbe un ritorno alla verità, come se ciò di cui soffriamo fosse solo una mancanza di oggettività di opinioni e informazioni. Dostoevskij ci ricorda che la verità come pura affermazione non conta nulla. Che la verità è una Persona – Gesù Cristo – che ha posto la relazione fino al dono di sé. Che la verità abita nella relazione ed è la relazione stessa. E che non si può essere uomini di verità se non si dimora nell’autenticità di fronte all’altro, se non si è fedeli alla sua realtà, prima di ogni idea e di ogni convinzione astratta.

Carissimo Papa Francesco, con questi sentimenti, con questa gioia del contatto intimo e profondo, noi stasera La abbracciamo e per questo siamo ‘nella’ verità. Non siamo adulatori del Papa. Non lo siamo stati e non lo saremo mai. Non ci interessano le esaltazioni fittizie, le ambigue vicinanze, le prostrazioni viscide, sempre ad un passo dalla piaggeria, dall’untuosità, dall’idolatria. Non siamo adulatori, ma vogliamo dirLe stasera che siamo con Lei, siamo con il Papa! Questi giovani siciliani e noi tutti qui presenti siamo con Lei. ‘Con’ vuol dire vicino, vuol dire in compagnia, vuol dire prossimità fino al contagio. Ci ha contagiato stasera, con la consolazione e il coraggio che ci ha dato, ma sappia che anche noi siamo pronti ad affiancarLa sulla via del bene e della fedeltà al Vangelo. Nell’umiltà, nella gioia quotidiana, nel lavoro e nelle relazioni a cui siamo chiamati. Mentre la superficialità, l’approssimazione, la parola della divisione e dell’odio, la retorica del ‘prima noi’, il disprezzo dei poveri e degli ultimi, così come l’illusione della fama e del successo a tutti i costi sembrano conquistare il mondo; mentre pochi potenti immaginano di guidare la storia, noi sappiamo, con Lei e grazie a Lei, che aveva ragione Rabbi Nachman: «Ci sono uomini che non hanno alcun potere visibile, ma nel nascondimento reggono il genere umano» (M. Buber, Le Storie di Rabbi Nachman).

Mi permetta di salutarLa con il linguaggio e la sensibilità di questi meravigliosi giovani: “Ti vogliamo bene, Francesco! Prega per noi”.